Come misurare i KPI dello smart working con la Business Intelligence

Investire tempo e soldi in un progetto totalmente nuovo, impegnarsi in prima persona per entrare in nuove dinamiche lavorative, affidarsi a specialisti del settore per apprendere il più possibile sulle best practice del mestiere. Insomma, buttarsi nel grande calderone dello smart working può risultare un’attività impegnativa su diversi fronti, tanto per i dirigenti quanto per i lavoratori.

A questo punto, dunque, qualche domanda sorge spontanea: quanti degli sforzi fatti durante lo svolgimento del progetto daranno dei risultati tangibili? E ancora, non si rischia di sprecare troppe energie per percorrere una strada oscura, di cui non si conosce lo sbocco naturale? Ma soprattutto, ne vale veramente la pena?

 

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Domande impegnative, certo, ma del tutto lecite per chi inizia da zero questa nuova attività. La stessa che ha trovato una legittimazione nel nostro ordinamento solo recentemente, quando, cioè, lo scorso 22 maggio il DDL S.2233 è diventato legge (la numero 81, per la precisione).

Un aiuto nel monitoraggio dei KPI: arriva la Business Intelligence

Eppure una risposta c’è e rassicurerà chiunque decida di intraprendere la nuova strada del lavoro smart: i KPI dello smart working (che, a ben vedere, esistono) sono misurabili tramite la Business Intelligence, più comunemente nota come BI. Essa sfrutta la tecnologia per raccogliere dati e analizzare informazioni strategiche che fanno riferimento a un insieme di processi aziendali, gli stessi che vengono generati dal lavoro di tipo smart.

Tramite la Business Intelligence, dunque, è possibile tenere sotto controllo tutti i tipi di indicatori che dimostrano la buona riuscita dell’inserimento dello smart working in azienda: ci riferiamo, per esempio, a quei dati che hanno a che fare con le attività più routinarie e ripetitive, ai dati scaturiti dallo svolgimento di attività progettuali e a qualunque tipo di indicatore che valuti l’efficacia di interazione tra le diverse funzioni.

Tramite il loro monitoraggio sarà così possibile trarre delle conclusioni alla fine di un ciclo, sia esso un anno di lavoro o un periodo di sperimentazione durante il quale solo alcuni settori aziendali sono stati sottoposti a un progetto di questo tipo.

Le aziende distributrici di software e app

Ma chi si occupa di creare e distribuire i prodotti di BI utili alle aziende per valutare le sperimentazioni di lavoro smart? Negli ultimi tempi, in Italia, sono sempre di più le aziende che si stanno dedicando a questo nuovo settore: gli strumenti che esse offrono sono software e app, tutti comodamente consultabili tramite supporti tecnologici come pc e smartphone.

Tuttavia, nonostante il fiorire di aziende che se ne occupano, come sempre succede in questi casi è importante potersi affidare solo a imprese accreditate e preparate nel settore: è questo il caso di Guttadauro, network che da sempre offre alle aziende consulenza, progetti e soluzioni nei diversi ambiti di applicazione dell’IT.

La piattaforma Panorama Necto

Alle aziende che si occupano di smart working, Guttadauro offre Panorama Necto, la piattaforma di Business Intelligence che mette a disposizione strumenti di nuova generazione per visualizzare, condividere e analizzare dati nella prospettiva della visual BI.

Dotato di un’interfaccia grafica semplice e molto fruibile, Panorama Necto consente di registrare, analizzare e condividere tutti i dati sul lavoro svolto secondo le necessità proprie di ogni singolo team. Per esempio, è possibile attivare le notifiche solo in determinati giorni della settimana, si possono filtrare i risultati mentre le informazioni sono facilmente condivisibili con quante persone si vuole.

Gli insights saranno così sempre a portata di mano e consentiranno di valutare il lavoro svolto anche in itinere: un aiuto non indifferente, che permette infatti di andare a intervenire anche in corso d’opera laddove si riscontrino difficoltà o rallentamenti.

Cosa succede dopo?

Una volta individuati certi KPI, è tuttavia necessario monitorarli costantemente: un lavoro utile (oltre che di interesse comune) è infatti quello di comunicare, all’interno ma soprattutto all’esterno, i benefici ottenuti in ottica di employer branding.

Solo in questo modo, infatti, sarà possibile facilitare un commitment che permetta di attivare una serie di innovazioni: non ci riferiamo “solo” a un reale cambiamento culturale ma anche, allo stesso tempo, a una vera e propria incentivazione a effettuare ulteriori investimenti in tecnologia, spazi fisici e formazione.

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