È arrivata la legge sullo smart working: sei pronto ad applicarla?

Con 158 sì, 9 no e 45 astenuti, lo scorso maggio è passato anche al Senato il ddl sullo smart working, diventando legge a tutti gli effetti.

Ma cosa dice la nuova legge sullo smart working? 

Innanzitutto lo promuove, favorendo così una modalità di lavoro più agile, flessibile ed efficiente. Come si legge nel testo della legge, infatti, l’obiettivo del nuovo provvedimento è di “incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

 

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Una svolta che molti lavoratori attendevano da tempo, per riuscire a trovare un compromesso tra il lavoro e la vita privata. Come viene specificato nella normativa, il lavoro agile così come concepito dalla legge si distingue dal telelavoro in un aspetto fondamentale: l’attività lavorativa si svolge in parte all’interno dell’azienda e in parte all’esterno ma sempre entro i limiti dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale stabilito per ogni categoria dal contratto sindacale. Per fare un esempio concreto, se un impiegato, per contratto, è tenuto a lavorare 40 ore settimanali, anche con l’applicazione della legge sul lavoro flessibile non deve superare questo ammontare orario di attività.

Un trattamento parificato

Un altro punto molto importante che chiarisce la legge riguarda le responsabilità del datore di lavoro. È quest’ultimo, infatti, che deve fornire al lavoratore gli strumenti idonei per lavorare da casa o da altre postazioni diverse dall’azienda di cui è dipendente, preoccupandosi anche di proteggere i dati sensibili in caso di furto o smarrimento dei dispositivi mobili utilizzati per lavoro. Anche nel caso dello smart working, inoltre, a fronte di una maggiore produttività da parte del lavoratore devono essere riconosciuti gli eventuali premi di produzione che verrebbero assegnati lavorando in ufficio.

Rispetto alla questione della retribuzione, la legge stabilisce che lo stipendio del dipendente che sceglie la modalità di lavoro agile non deve essere inferiore a quello percepito da un lavoratore che svolge la propria attività all’interno dell’azienda, a parità di mansione. Un’omologazione che concerne anche l’aspetto contrattuale: un’azienda che applica la legge sullo smart working può stipulare contratti a termine o a tempo indeterminato, proprio come nel caso in cui l’attività venga svolta entro le mura aziendali.

E per quanto riguarda la questione della sicurezza sul lavoro? Anche in questo caso, la legge è chiara: il dipendente che sceglie di lavorare da remoto deve ricevere delle precise garanzie da parte del datore di lavoro, il quale, annualmente, è tenuto a consegnare al lavoratore un’informativa scritta contenente i rischi generali e specifici che può comportare una prestazione di lavoro agile. Allo stesso modo, il lavoratore ha diritto ad essere tutelato contro gli infortuni durante il percorso dalla propria abitazione alla sede scelta per svolgere la propria attività.

Da ultimo, la legge sullo smart working specifica che il dipendente che lavora da remoto ha comunque diritto a ferie e permessi, definendo precise procedure per assicurare la disconnessione del lavoratore dai dispositivi tecnologici utilizzati da remoto.

Una legge necessaria

In molti Paesi esteri, lo smart working è una realtà già da tempo. Era dunque venuto il momento che anche in Italia si prendessero provvedimenti a livello legislativo per regolamentare una forma di lavoro che, secondo le stime dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, coinvolge oltre 250.000 lavoratori subordinati. Dal 2013 ad oggi, la crescita del lavoro agile è stata netta e costante, con un +40% negli ultimi quattro anni. Segno che l’esigenza di trovare una nuova modalità produttiva per conciliare lavoro e vita privata è sempre più sentita, tanto da parte dei lavoratori che dei vertici aziendali.

Il maggiore ostacolo che l’applicazione della legge sullo smart working si trova oggi ad affrontare è soprattutto di natura culturale: anche nel XXI secolo, infatti, c’è ancora la percezione che lavorare fuori dagli uffici aziendali comporti un minore controllo dei dipendenti e, di conseguenza, una riduzione della produttività.

 

In realtà la situazione è totalmente differente: lo smart working non mina la fiducia tra lavoratore e datore di lavoro, ma al contrario la rafforza. Concedendo ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da remoto, con tutte le garanzie del caso, si offre loro l’opportunità di dimostrare al meglio il proprio valore e le proprie capacità.

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